Facebook. Più visibilità delle pagine usando i tag

Non abbiamo ancora smesso di lamentarci per il calo di visualizzazioni che hanno subito le pagine su Facebook che ecco prospettarsi un’interessante novità. Forse non risolverà del tutto il problema, ma di sicuro può essere un ottimo viatico.

Lo scorso martedì è stata introdotta una nuova variabile nell’algoritmo di Facebook.
Quasi un seguito alla funzione Trending topic, attiva da Gennaio, e prima ancora alle liste d’interessi e agli hashtag. Più in generale segue il trend (perdonatemi il bisticcio di parole) oramai intrapreso da Facebook: stimolare le conversazioni e trovare argomenti di interesse. 

Facebook dà maggiore visibilità alle pagine mediante l’uso dei tag.

Se una Pagina tagga un’altra o una celebrità, il post potrà essere visibile dai fan di entrambe le Pagine o dagli amici/seguaci del personaggio famoso. In pratica è quanto accade già adesso tra gli amici: se io taggo Tizio in una mia foto i suoi amici avranno modo di vederla pur non essendo tra i miei contatti.

Facebook. Maggiore visibilità delle pagine con i tag

Secondo Andrew Song, Product Manager di FB: “When we tested adding this feature for Pages we found that people liked seeing this type of content in their News Feeds and gave these stories high scores in surveys.

A quanto pare questa modifica è stata apprezzata dagli utenti, sicuramente molto di più dai gestori delle pagine che potranno beneficiare di maggiore visibilità. C’è da dire che ciò non avverrà in maniera indiscriminata, toglietevi dalla testa il tag selvaggio e compulsivo, ma tenendo conto delle interazioni (commenti, mi piace, condivisioni) delle persone con i contenuti delle pagine.

 

Come si può vedere sono due Fan Page (mi occupo del sito di Totò le Motò e supporto l’autore anche nella gestione della pagina) che trattano gli stessi argomenti e interagiscono fra loro. Con la modifica all’algoritmo potrebbero acquisire maggiore visibilità, grazie alla pubblicazione del post nelle news feed di entrambi i fan.

Nei prossimi giorni analizzerò i risultati prodotti da questa nuova funzione, nelle mie pagine Facebook e in altre che aiuto a gestire, e aggiornerò il mio post.

Aumenta la permanenza dei visitatori sul tuo sito

Abbatti il tasso di abbandono e dimezza la frequenza di rimbalzo convincendo i visitatori a restare più tempo sul tuo sito. Con quattro suggerimenti utili.

Se leggendo le statistiche di Google Analytics ti accorgi che i visitatori arrivano sul tuo blog, ma restano poco tempo, senza visitare altre pagine, devi porti qualche domanda. Dati che indicano uno scarso coinvolgimento, un campanello d’allarme che deve spingerti a effettuare alcuni cambiamenti.

Aumenta la permanenza dei visitatori

Prima di illustrare come aumentare la permanenza degli utenti sul nostro sito tieni a mente che i visitatori ti trovano utilizzando i motori di ricerca. Una volta letto quello che interessa chiudono la pagina e passano ad altro. Se ti dice male la chiudono prima di aver terminato l’articolo.
È fondamentale suscitare curiosità nel visitatore, invogliandolo nella lettura dell’intero post e, successivamente, nella navigazione del sito.

Aumenta la permanenza dei visitatori: il bounce rate

Numerose statiche dimostrano che i navigatori tendono a “scansionare” il testo, soffermandosi sui punti salienti. Ecco perché è importante scrivere testi di qualità e in grado di catturare l’attenzione del lettore, evitando una pessima formattazione, font strani o con un colore fastidioso. Questi sono solo alcuni dei casi che contribuiscono ad alzare la frequenza di rimbalzo.

La Frequenza di Rimbalzo è data dal rapporto tra le Visite di Rimbalzo (cioè le visite che hanno generato una sola Pagina Vista) e le Pagine d’ingresso (cioè le visite in cui la pagina in esame è stata la prima ad essere vista). Indica quindi la percentuale di visite che hanno generato una sola pagina vista (cioè la percentuale di visite in cui il browser è entrato nel sito, ha visualizzato una sola pagina ed è uscito dal sito) rispetto al numero di volte in cui la pagina in esame è stata la prima pagina ad essere vista (Pagina d’Ingresso).
FONTEwww.shinystat.com

Per farla breve con frequenza di rimbalzo (bounce rate) viene indicata la percentuale di utenti che abbandona il nostro sito dopo aver visitato una sola pagina. Il concetto vale anche se applicato a una specifica pagina o a un gruppo, a un canale di provenienza (maggiori dettagli nel link che ho appena indicato).

1) Migliora l’aspetto, la navigazione e il caricamento del sito.

Tre aspetti importantissimi che cito assieme perché strettamente correlati tra loro.

  • Ripulisci il layout

Sarà una mia deformazione professionale, ma un sito senza orpelli inutili non può farci che bene. Elimina gif animate, testo scorrevole, icone del mouse con fastidiosi effetti (aborro fiori, stelline e divertimenti simili che scendono giù dal cielo), widget e plugin che non portano nulla alla user-experienceUtilizza caratteri leggibili e con colori che non facciano perdere qualche diottria, tenendo conto del contrasto cromatico tra sfondo della pagina e parti scritte.

Per un lavoro ben fatto ti suggerisco la lettura di Webdesign for Dummies e di Ottimizzare i testi di un blog. 11 consigli utili

  • Rendi la navigazione il più semplice possibile

Mettendo in evidenza menù, lista degli articoli (i recenti, i più commentati, ecc.) e categorie. Per queste ultime cerca di non esagerare creando troppe, ma limitati alle essenziali. Evita sotto-menù/sotto-sotto-menù. I form per contatti, iscrizioni o commenti, devono essere visibili e raggiungibili facilmente.

  • Non appesantire le pagine

Sono sicuro che anche tu smetti di leggere un articolo perché la sua completa visualizzazione richiede troppo tempo. Ecco perché è fondamentale una grafica snella e priva degli elementi inutili che ho appena descritto. Non solo.

  • Fai attenzione al peso delle immagini che inserisci, se serve riduci le dimensioni prima di caricarle nel blog.
  • Evita di inserire foto, loghi o banner linkandoli da altri siti. Questa pratica comporta ( soprattutto nel caso di file di una certa dimensione) un discreto rallentamento della pagina, dovendo caricare da un hosting esterno. Tra l’altro c’è sempre il rischio che il sito non sia raggiungibile o che l’immagine venga rimossa, con i problemi che questo comporta.

Aumenta la permanenza dei visitatori migliorando la struttura del sito

2) Link interni

Sai che se in un post inserisci link ad articoli presenti nel tuo sito puoi avere dei benefici? Non sono io a dirlo, ma Google e lo avevo già scritto in Ottimizzare i testi di un blogMettendo da parte l’aspetto SEO non deve sfuggire l’importanza che ha linkare le risorse interne. Questa pratica serve a migliorare la loro catalogazione, permettendo al visitatore di approfondire l’argomento appena letto senza perdere tempo in ricerche tra menù o categorie.

Per lo stesso principio è utile inserire un plugin che visualizzi gli articoli correlati a fine post. LinkWithin è tra i più conosciuti, soprattutto per chi i frequenta la piattaforma Blogger.com

3) Aumenta la permanenza dei visitatori inserendo video.

Una delle migliori tecniche per trattenere il visitatore sulla nostra pagina. Inutile dire che dovranno essere attinenti all’argomento trattato e di qualità.

4) Dividere i post

Molti blogger fanno visualizzare integralmente i propri articoli in homepage e questo comporta alcuni inconvenienti. Per prima cosa è probabile che un visitatore, dopo aver letto ciò che gli interessa, abbandoni il sito senza guardare gli articoli correlati o il resto dei post pubblicati.

Per ovviare possiamo sfruttare un piccolo escamotage, il noto Leggi tutto che fornisce una visuale più ampia e migliore dei contenuti presenti, “costringendo” il navigatore a compiere una operazione in più per completare la lettura dell’articolo, aumentando di conseguenza la permanenza sul sito.

Aumenta la permanenza dei visitatori dividendo il testo dei post

C’è un altro aspetto importante da esaminare con la visualizzazione integrale dei post. Google infatti potrebbe considerarlo un contenuto duplicato essendo presente con due url nello stesso sito, la homepage e il post vero e proprio.

Nel caso di articoli particolarmente lunghi una tecnica che si può adottare è quella della frammentazione in più pezzi. In questo modo, oltre ad avere due o più post da pubblicare, sfrutteremo il link alle risorse interne (con conseguente aumento della pageview), eviteremo di annoiare il lettore aumentando in lui la curiosità nei confronti dell’argomento affrontato.

Con questi suggerimenti di sicuro si aumenta la permanenza dei visitatori su di un sito, ma non dimenticare mai che quello che conta maggiormente è la qualità dei testi proposti.

Fonte immagini

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Post perfetto su Facebook in 6 mosse

È possibile pubblicare un post perfetto su Facebook? Forse no, ma seguendo questi 6 suggerimenti è possibile far aumentare Like, commenti e condivisioni.

Post perfetto e ti dico come

Se hai letto i miei consigli su come migliorare l’aspetto di un sito e i suggerimenti per ottimizzare le immagini e ottimizzare i post di un blog hai gli strumenti giusti per pubblicare un buon articolo. A questo punto non ti resta che aspettare che venga letto e commentato.
Se questo non succede probabilmente non li hai pubblicizzati a dovere.
Un valido aiuto per la diffusione dei tuoi scritti può arrivare dai social network, soprattutto dalle fan page di Facebook. Ecco perché è bene conoscere qualche indicazione per sfruttarle al meglio pubblicando un post perfetto.

post perfetto su facebook: 5 suggerimenti utili

 1) Testo

È di fondamentale importanza perché illustra, da subito, l’argomento del post. Deve avere un massimo di novanta caratteri, contenere uno shortlink e la call to action.
Per essere efficace deve essere breve, la gente difficilmente si ferma a leggere scritti prolissi. Meglio una introduzione in grado di stimolare la curiosità e un link per l’approfondimento.

2) Dillo con una foto

È stato ampiamente dimostrato che le immagini ottengono risultati maggiori (più like, commenti e click-through) rispetto ai link e al solo testo. È quindi consigliabile utilizzare foto di qualità, attinenti con l’argomento trattato, con dimensioni minime di 300 x 300 pixel.
L’ideale sono quelle quadrate, con lato di 403 pixel, per sfruttare al meglio lo spazio disponibile nel post.

Sono sempre di più gli utenti che seguono i social network dagli smartphone.

Tienilo bene a mente quando scegli un’immagine, deve essere bella ed emotiva, ma allo stesso tempo semplice per una corretta visualizzazione sui dispositivi mobili.

post perfetto su Facebook. 5 suggerimenti

3) Shortlink

La foto cattura l’attenzione, il testo introduce l’argomento e il link rimanda all’articolo. Per non sforare i novanta caratteri è meglio utilizzare un servizio che accorci l’url come Bit.ly  o TinyURL. In questo modo avremo anche la possibilità di monitorare i click ricevuti.

4) Quando pubblicare

Adesso scatenate l’inferno… di teorie.
Ho perso il conto dei post che suggeriscono quando pubblicare su Facebook. Ogni esperto ha la sua teoria, spesso in contrasto con quelle di altri suoi esimi colleghi.
Secondo alcuni è meglio pubblicare la mattina tra le 11 e le 12 o nel primo pomeriggio, con un picco di attenzione che si avrebbe per le 15. Altre fonti suggeriscono, invece, di postare fuori dagli orari di lavoro e la mattina presto.

Meglio durante la settimana o il week end?

Anche in questo caso le idee non sono chiare. Stabilito l’orario è utile pubblicare durante la settimana, alcune fonti indicano il mercoledì come la giornata clou per ricevere più risultati. Per altri, invece, nel week end pare esserci una maggiore attenzione da parte degli utenti (e avrebbe anche senso visto che la gente non lavora).
Tutto vero, ma fino a un certo punto.
La verità è che bisogna conoscere a fondo il proprio target per capire quale sia il momento migliore per pubblicare. I dati citati sono da prendere con le molle e da considerare come una base di partenza. Basterà poi verificare i risultati ottenuti (visualizzazioni, like e condivisioni) per capire se è la strada giusta o bisogna modificare la rotta.

Per farlo Facebook mette a disposizione uno strumento potente e tutto sommato facile da usare anche dai meno esperti: Insights per le Pagine
L’argomento merita un post a parte, per ora suggerisco la lettura di un interessante articolo:  Insights, i nuovi strumenti di Facebook per le aziende

5) Link personalizzato cambiando titolo, descrizione e miniatura

Inserendo un link sulla tua fan page può capitare che le informazioni e l’immagine siano errate o mancanti. Problema risolvibile facilmente visto che Facebook consente la personalizzazione dei tre parametri principali: titolo, descrizione del contenuto e miniatura.

Aspetto importante perché fornire informazioni corrette e interessanti cattura l’attenzione, facendo aumentare commenti e condivisione del nostro link.
Per apportare tali modifiche bisogna incollare l’url dell’articolo nel box di condivisione e cliccare sul titolo, sulla descrizione o sulla voce carica immagine per modificare la miniatura.

6) Quanti post al giorno?

Non esiste un limite ai post che si possono pubblicare, ma bombardare di messaggi è sempre controproducente. Gli utenti finiscono per infastidirsi quando sono sommersi dai post, usare il buon senso resta la soluzione migliore.
Di solito mi limito a un massimo cinque post “spalmandoli” nell’arco della giornata, a distanza di ore l’uno dall’altro. In questo modo ho anche la possibilità di verificare in quali orari i miei post ricevono maggior attenzione.

Per facilitare il compito è possibile programmare la pubblicazione, stabilendo la data e l’orario.

programma-post

Dopo tutta questa fatica non dimentichiamo di rispondere ai commenti e interagire con gli utenti della nostra fan page. Dovrebbe essere una cosa ovvia, ma fin troppo spesso ci sono amministratori di pagine che “distrattamente” trascurano questo aspetto.
Scrivere ottimi post e pubblicarli nel modo corretto diventa un lavoro inutile se non si aumenta il coinvolgimento degli utenti (engagement).

Facebook Fan Page meglio di un profilo per 8 motivi

Vuoi aumentare le vendite, dare più visibilità al tuo blog, far conoscere i tuoi prodotti hand made utilizzando i social network? Ecco otto buoni motivi per utilizzare una Facebook Fan Page invece di un profilo.

Facebook Fan Page vs Profilo.

Vista la gran quantità di articoli, reperibili sul web, su questo argomento ho pensato di scrivere una piccola guida for dummies indirizzata a chi è alle prime armi o non può rivolgersi a un social media expert, ma desidera sfruttare le potenzialità di questo mezzo.
Ecco perché eviterò un’analisi complessa e ricca di terminologia tecnica (salvo quando non assolutamente necessario), ma mi limiterò agli aspetti più semplici e basilari.

Facebook Fan Page vs profilo
Fonte: freevectors.net

1) Amici, privacy e fatti miei

Mi interessa quello che vuoi pubblicizzare, ma se ti aggiungo agli amici addio alla mia privacy.

Basterebbe leggere qualche guida su Facebook per settare al meglio le impostazioni sulla privacy, soprattutto ora che, con le nuove modifiche, è ancora più semplice stabilire chi può vedere cosa.
Resta il fatto che molte persone non ci pensano o non sono in grado di effettuare queste operazioni, ecco perché una pagina “aziendale” è meglio di un classico profilo.
Con una Facebook Fan Page la tanto amata privacy non va a farsi benedire!

Non vanno tralasciati altri due aspetti importanti:

  • Il profilo privato ha un limite di 5.000 amici e ogni richiesta va accettata manualmente.
  • La pagina prevede un numero illimitato di contatti che si aggiungono automaticamente, senza alcuna approvazione.

2) Gestione amministratori

La pagina può essere gestita da più amministratori, ma non solo. Ci sono altri quattro profili, con diverse competenze:

  • Creatore di contenuti
  • Moderatore
  • Inserzionista
  • Analista di Insights

Appare chiaro quanto si possa snellire il lavoro suddividendolo tra queste figure, ognuna con compiti e responsabilità ben precisi. Sulla guida ufficiale fornita da Facebook puoi vedere Quali sono i diversi tipi di amministratori delle Pagine e cosa possono fare?

Con il profilo privato al massimo puoi dare user e password, sperando di non avere brutte sorprese.

3) Non serve fare login per vedere una Facebook Fan Page

Non ci credi? Eccoti la prova

Facebook Fan Page non serve loggarsi

4) Programmazione dei post

Nella Facebook Fan Page puoi decidere quando pubblicare un post.

Facebook Fan Page - programmazione post

5) Regolamento

Basterebbe solo questo punto per capire in che direzione indirizzare la scelta. Il regolamento di Facebook non consente alle aziende di avere un profilo privato per fare business, il rischio è di vederselo chiudere.

7) Seo o non Seo?

Le Facebook Fan Page sono indicizzate sui motori di ricerca e i profili no. Forse era inutile sottolinearlo, ma scommetto che qualcuno non lo sa.

8) Statistiche

Tieni sotto controllo l’andamento dei tuoi post, analizzando le statistiche per capire quante letture, mi piace e condivisioni hanno. Questo è sicuramente uno dei motivi principali per scegliere una pagina al posto di un profilo, solo così potrai avere un’idea sul gradimento degli utenti nei confronti del tuo lavoro.

Per approfondire suggerisco due guide, ma in rete si trova tanto materiale interessante
Cosa c’è di nuovo sugli Insight di Facebook
Insights, i nuovi strumenti di Facebook per le aziende

Facebook Fan Page

Ovviamente c’è tanto altro da dire, ma spero di aver chiarito qualche dubbio. Come scritto a inizio post, questa è una guida per muovere i primi passi su Facebook qualora si volesse promuovere una qualsiasi attività.

Concludo con un ultimo punto, visto che c’è chi predilige i gruppi alle Facebook Fan Page.

 8+1) Perché è meglio una Fan Page di un gruppo su Facebook?

Per tutti i motivi sopra citati, fatta eccezione del primo punto.

Permalink e descrizione ricerca. Fare SEO su Blogger

Tre consigli per ottimizzare i tuoi post su Blogger. Utilizzando i Permalink Personalizzati, la Descrizione della Ricerca e inserendo nel modo corretto le immagini.

Permalink, descrizione della ricerca e caricamento immagini.

Qualche settimana fa ho affrontato due aspetti molto importanti per i blogger: l’ottimizzazione dei testi di un blog e l’ottimizzazione delle immagini dei post.
Ogni, pur restando in tema SEO, ho deciso di dare tre suggerimenti a chi utilizza la piattaforma Blogger, ovviamente da integrare con quanto precedentemente citato.

permalink blogger

PERMALINK

Una delle cose che mi ha colpito, in negativo, appena ho iniziato a scrivere su Blogger è stata l’impossibilità di personalizzare i link di ogni post. Ho trovato strana e particolarmente fastidiosa questa mancanza, abituato com’ero a Joomla e WordPress.

Blogger e SEO - Permalink personalizzato

  1. Permalink automatico
    Non è altro che l’indirizzo (URL) di ogni specifico post ed ha una sua importanza, come ho già evidenziato in Ottimizzare i testi di un blog. 11 consigli utili
    La URL viene generata automaticamente da Blogger, in base al titolo o ai contenuti dei post.
  2. Permalink personalizzato
    Una nuova funzione, introdotta da Luglio 2012, consente di personalizzare l’indirizzo di ogni singolo post, migliorando il blog in chiave SEO.
    Per la creazione di una url personalizzata valgono le regole classiche, a cominciare dall’inserimento di una o più parole chiave attinenti all’argomento del post. I termini inseriti, da scrivere sempre in minuscolo, andranno separati da un trattino: permalink-personalizzato.htm

Le altre due voci presenti sono:
1. Link del titolo specifica un URL a cui collegare il titolo del tuo post o lascia vuoto per collegare il titolo al post.
2. Link di inclusione. Sono utilizzati per rendere riproducibili nei feed (ad esempio RSS e Atom) i podcast, gli MP3 e altri contenuti dei post.

DESCRIZIONE DELLA RICERCA

Blogger - descrizione della ricercaAltra interessante opzione, aggiunta relativamente di recente, è la possibilità di inserire una descrizione personalizzata per ogni singolo post, detta anche snippet.

Viene visualizzati tra i risultati nei motori di ricerca e serve a fornire le informazioni base sull’articolo, quelle che devono portare l’utente a cliccare sul link, oltre a contenere le parole chiave rilevanti per migliorare l’indicizzazione.

Caricamento delle immagini

È consigliabile caricare le immagini dal blog e non linkarle da altri hosting, sostanzialmente per due motivi. Se linkiamo una foto da un hosting esterno, attraverso la funzione Incolla qui un URL di immagine, ci sarà sempre il rischio che questa possa venir rimossa dal suo proprietario.

Si potrebbe risolvere il problema utilizzando servizi gratuiti di hosting immagini (penso a Flickr, Photobucket e Imageshack), ma anche in questo caso andremo incontro ad un inconveniente di non poco conto. Quando il browser del visitatore aprirà il nostro post dovrà collegarsi a uno o più indirizzi esterni, aumentando il tempo di caricamento del post stesso.

È quindi consigliabile limitarsi all’uso del servizio che Blogger mette a nostra disposizione: Picasa. Con il suo Web Album avremo a disposizione 1 Giga di spazio per archiviare fotografie e video. Da sottolineare che le immagini con piccole dimensioni non vengono conteggiate, facendoci risparmiare spazio prezioso.

Contenuti duplicati. Individuarli e combatterli.

Ho sempre voluto approfondire questo argomento perché troppo spesso leggo blog fuffa nei quali il copia/incolla regna sovrano. Quasi sempre sono recensioni di cosmetici, prodotti per la casa o ricette “arricchite” da informazioni su di uno specifico prodotto.

Nel migliore dei casi il copione si limita ad utilizzare il testo presente nel sito aziendale, nel peggiore viene copiata quella che dovrebbe essere l’esperienza personale con il prodotto. Come se non bastasse c’è anche l’uso improprio delle foto e il voler spacciare come farina del proprio sacco il lavoro altrui.

CONTENUTI DUPLICATI, COME INDIVIDUARLI

Partiamo dal presupposto che utilizzare ciò che ho scritto non è un attestato di stima o un riconoscimento del mio valore. Mi è capitato di leggere un commento del genere nel post di chi si lamentava per questa pratica scorretta, ma la verità è un’altra.

Se mi faccio il mazzo per pubblicare un articolo non trovo alcun piacere nel vederlo utilizzato da gente che non conosco e che non ha la bontà di citarmi o avvisarmi.

contenuti-duplicati
Fonte: Freepik

Combattere questa pessima abitudine è una lotta contro i mulini a vento. Difficile da vincere, figuriamoci da estirpare. Non servono competenze particolari per individuare i contenuti duplicati:
le risorse a nostra disposizione sono poche, ma semplici da utilizzare.

Ricerca su Google e Google Immagini

È il metodo più semplice e veloce.
Basta inserire una stringa di testo nel motore di ricerca, racchiusa tra virgolette per avere l’esatta corrispondenza, e individueremo gli eventuali copiatori. Con Google Images si può fare un’operazione analoga, basta inserire l’url di qualche immagine caricata sul nostro blog per verificare se e dove è stata ripubblicata.

 Software online

Permettono di scovare chi copia, attraverso la comparazione del testo che può avvenire con modalità differenti. Copyscape e Plagium sono i più noti, ma ne esistono altri validi.
Suggerisco la lettura di 7 strumenti per individuare i contenuti duplicati  che tratta in maniera approfondita l’argomento, soffermandosi sui migliori strumenti online.

stockvault-jolly-roger-grunge-flag
Fonte: Freepik

COSA FARE UNA VOLTA INDIVIDUATI I CONTENUTI COPIATI

La soluzione più logica è contattare il copione, mettendo da parte la naturale incazzatura che viene quando ci si imbatte in questi personaggi. Astio e maleducazione non portano risultati, meglio usare un tono colloquiale, gentile, soprattutto educato, e chiedere chiarimenti sottolineando che il contenuto va rimosso o se proprio lo si vuole usare, solo in parte, è doveroso lasciare riferimento e link all’autore.

Se il copione fa orecchie da mercante o non risponde ai nostri messaggi è il caso di avvisare che ricorreremo ad adeguati provvedimenti. Quella legale è l’ultima strada da percorrere, se ci sono le condizioni e la voglia per farlo, ma abbiamo alcune alternative da prendere in esame.

La segnalazione a Google è un passaggio inevitabile, la prima cosa da fare, che può avvenire con tre differenti modalità:

Se nel blog ci sono le pubblicità AdSense il copione va segnalato: https://www.google.com/adsense/support/bin/request.py?contact=violation_report

È possibile tutelarsi?

Se pensiamo ad un modo per evitare i contenuti duplicati o ad un sistema per obbligare i disonesti alla cancellazione delle stesse dobbiamo rassegnarci.
creative commonsNon sono un esperto in materia, ma non credo esista una vera e propria tutela in tal senso.

Ci sono sempre le vie legali, con seccature e le lungaggini che ne conseguono, che non tutti sono disposti ad intraprendere.
Penso a chi non scrive per lavoro e ai blogger che pubblicano per passione e divertimento.

In ogni caso è sempre meglio correre ai ripari attraverso l’uso delle licenze Creative Commons. Servono a stabilire cosa è possibile usare del materiale che abbiamo pubblicato e le modalità per farlo.

Come scoraggiare chi copia i contenuti

Prendo in prestito (spero non me ne voglia) il titolo di un articolo scritto per My Social web da Simona Nurcato per segnalare la soluzione che ha adottato una volta individuato il “furto”. Un metodo intelligente ed efficace per dar sfogo alla voglia di sputtanare i truffaldini senza cadute di stile, evitando eventuali ripercussioni legali.

Voi cosa fareste in una situazione del genere? Vi è capitato di trovare un copione e, se si, come vi siete comportati?

Fonti

Prima di scrivere sui contenuti duplicati ho letto svariati post, tutti più o meno utili, ma tre in particolare sono state le fonti da cui ho attinto. Per questo ringrazio e doverosamente cito:

Ottimizzare i testi di un blog. 11 consigli utili

Quando si inizia l’attività di blogger è importante sapere come rendere appetibili gli articoli ai motori di ricerca. Ottimizzare i testi di un blog migliora l’indicizzazione, con il conseguente aumento delle visite che porterà commenti e condivisioni sui social network. Visto che i miei più assidui lettori sono blogger alle prime armi, ho deciso di scrivere piccole guide sulla realizzazione di testi efficaci per il web, sugli strumenti online da usare, condividere sui social network e altro ancora.

Ottimizzare i testi per un copywriting efficace

Ottimizzare i testi dei post è un lavoro importante che può dare maggior valore al nostro blog. La divisione in paragrafi, con le dovute intestazioni, la giusta quantità di grassetto, corsivo e immagini rende piacevole la lettura ed invoglia a rimanere sul sito risolvendo, almeno in parte, il problema della frequenza di rimbalzo.

1) Google hate copy/paste.

Ovvero pubblica contenuti originali.
Dovrebbe essere superfluo ricordare che il copia/incolla non va mai bene, ma purtroppo continuo a leggere una massiccia quantità di articolacci realizzati con questa “tecnica“.

Google penalizza i contenuti duplicati e tu farai una figura meschina una volta scoperto, cosa per altro semplicissima visto che basta inserire una porzione di testo in un qualsiasi motore di ricerca. Copiare non aggiunge niente di nuovo ed è un ottimo motivo per togliere dai preferiti il tuo blog.

Ottimizzare i testi con contenuti specifici2) Realizza contenuti specifici.

Deciso l’argomento del post focalizza quali informazioni è necessario inserire, andando a leggere più fonti possibili purché autorevoli. Un bel sunto di ciò che ritieni possa essere importante per il lettore (ovviamente non un copia/incolla) nel quale integrare le tue considerazioni e la tua esperienza. Cerca di restare sempre in tema, evitando di divagare, e di rendere il post il più approfondito possibile.

3) Crea un titolo accattivante.

Essenziale quasi quanto il post stesso, perché identifica il contenuto di quello che andremo a leggere e cattura l’attenzione del visitatore. Un buon titolo deve essere lungo al massimo 70 caratteri, quelli che Google prende in considerazione, originale e deve iniziare con una parola chiave.

4) Sintetico non è solo il tessuto.

Sul web si va sempre di corsa. Le notizie sono numerose così come le fonti che le propongono, forse per questo la maggior parte degli utenti che raggiungerà il nostro post non lo leggerà tutto.
È quanto afferma una recente statistica, evidenziando la poca attenzione da parte degli utenti nei confronti degli articoli visitati. La gente non legge, ma fa una veloce scansione del testo per capire cosa può interessare e cosa no.

Lettori distratti e poco interessati, è questo il target del nostro blog?

Così pare e sono dati sconfortanti che dovrebbero far riflettere sul perché è controproducente indugiare in articoli chilometrici, anche se capisco il gusto che si prova scrivendo a ruota libera.
Per quanto riguarda la lunghezza del testo non ci sono dei parametri precisi, a mio avviso bisogna tener conto di cosa si sta scrivendo. Secondo molte voci autorevoli un post dovrebbe avere un minimo di 300 parole ed un massimo di 500, ma io estenderei questo limite a 1000 nel caso di guide, recensioni ed articoli che trattano tematiche particolari. Per testi più lunghi si può ovviare spezzandoli in due o più articoli, con il vantaggio di agevolare il lettore e di avere materiale per altre pubblicazioni.
E si sa, a Google piace il blog aggiornato.
Se proprio non ti riesce di essere sintetico, o l’argomento non te lo consente, i prossimi punti rivestono un’importanza fondamentale.

Ottimizzare i testi di un blog - tag header

5) Ottimizzare i testi usando le intestazioni.

Vista la lunghezza ho diviso il post in paragrafi usando le intestazioni che evidenziano gli argomenti trattati, rendendo più facile e veloce la fruizione delle informazioni. Secondo molti esperti SEO l’uso dei tag header non solo migliora la navigazione all’interno del post, quanto contribuisce a dare una struttura gradita ai motori di ricerca. In più suggerisce agli spider quale keyword scegliere per indicizzare correttamente il contenuto.
Le intestazioni disponibili sono di sei tipi.
Il tag H1 è il primo, il più importante, e deve essere presente una sola volta all’interno del testo, mentre i restanti andrebbero inseriti in modo crescente.

Tre esempi per capire meglio di cosa sto parlando:

  • Ottimizzare i testi per un copywriting efficace, ad inizio post, è una intestazione principale (H1).
  • I titoli dei vari post sono intestazioni secondarie (H2).
  • Lettori distratti e poco interessati, è questo il target del nostro blog?  Questa è un titolo o intestazione H3.

6) Enfatizza parole e frasi.

L’uso di grassetto e corsivo fa risaltare parole o frasi che riteniamo importanti. Gli utenti le percepiranno come concetti enfatizzati perché meritano una particolare attenzione, i motori di ricerca le individueranno come frasi importanti, a tutto vantaggio dell’indicizzazione del testo.

Se si edita in HTML per il grassetto è meglio utilizzare il tag <strong>testo in grassetto</strong> al posto del classico <b>testo in grassetto</b>
Per il corsivo è consigliabile <em>testo in corsivo</em> al tag <i>testo in corsivo</i>

Ottimizzare i testi di un blog con liste puntate7) Liste puntate.

Un buon modo per attirare l’attenzione del famigerato utente frettoloso è suddividere il contenuto, mettendo in evidenza i punti essenziali. Provate a pensare ad una ricetta o alla recensione di un prodotto cosmetico, con ingredienti e INCI divisi e ben evidenziati. Sono informazioni basilari che possono portare a proseguire nella lettura o passare ad altro.

Perché funzionano le bullet list?

  • Attirano l’attenzione.
  • Danno l’idea di ordine e metodo.
  • Con poche righe si può fornire una descrizione essenziale.
  • I post hanno maggiore leggibilità.

8) Ottimizzare i testi usando parole chiave

Attraverso quali parole un utente può trovare il nostro post effettuando una ricerca su Google? Domanda da un milione di dollari alla quale è di fondamentale importanza dare una risposta precisa.

Che cosa è una parola chiave? Una parola chiave è una parola o una breve frase che descrive un sito web di argomento o di una pagina.- Più una parola chiave viene utilizzata da ricercatori e siti web il più potere di attrazione che ha.
googlekeywordtool.com

Ottimizzare i testi inserendo parole chiave equivale ad essere presenti sui motori di ricerca, aumentando la possibilità di successo dei nostri articoli e di conseguenza del nostro blog. Il perché è semplice: possiamo scrivere testi bellissimi e interessanti, ma se non li legge nessuno abbiamo solo perso tempo.Ottimizzare i testi di un blog - seo e keyword Per la scelta delle keyword possiamo avvalerci di Google Adwords, tool che ci consente d’avere un quadro ampio e completo su quali sono le più adatte.

Google Trend è un’altra interessante opportunità per scovare keyword attraverso la comparazione di termini differenti, tra i più cercati dagli utenti. Possiamo confrontare fino a 5 query diverse, separate da una virgola, e vedere la loro popolarità sia su scala geografica che temporale. In questo modo avremo anche nuovi argomenti e spunti da trattare.

Letture consigliate

Le keyword. Dove e quando usare le parole-chiave
Parole chiave per i contenuti

 9) Occhio al permalink

Il permalink è l’indirizzo che contraddistingue ogni singolo post, visibile nella barra del browser dopo il nome del sito/blog. In questo articolo è http://blog.muraleswebstudio.com/guide/ottimizzare-testi-blog/
Ha un suo peso nell’indicizzazione sui motori di ricerca soprattutto se sono presenti delle keyword, ecco perché sono preferibili permalink testuali, ovvero privo di caratteri alfanumerci/numerci.

10) Immagini d’impatto.

Devono rappresentare in modo chiaro e immediatamente comprensibile i concetti illustrati nel post. Ecco perché è consigliabile usare immagini di ottima qualità, attinenti a quanto scritto e se possibile originali. Da non sottovalutare l’aspetto dei diritti d’autore, per questo è consigliabile utilizzare materiale free o con licenza Creative Commons. I portali che consentono di scaricarle sono numerosi, nel caso di immagini vettoriali, PSD e disegni Freepik è un’ottima soluzione. Sul versante SEO è possibile agire svariati fronti e per questo vi rimando alla lettura del precedente Ottimizzare le immagini dei post

Ottimizzare il testo di un blog - Link nel nostro Blog

11) Link nel Blog

Non si fa che parlare di Link Building e spesso leggo tutto e il contrario di tutto. Non essendo un esperto SEO eviterò di addentrarmi sul perché la presenza di link, nei nostri post, ha rilevanza per Google e i motori di ricerca in generale. Lo do per scontato e mi limiterò a qualche considerazione generale.

Inserire link a fonti esterne fornisce al lettore spunti di approfondimento senza appesantire il post con ulteriore testo. Non bisogna considerarla pubblicità gratuita perché, diciamoci la verità, anche a noi farebbe piacere essere citati da qualcuno.
Se pubblico una recensione, una ricetta o parlo di abbigliamento, linkare l’azienda, il sito che tratta di alimentazione, il biodizionario, e così via, significa dare un servizio aggiuntivo.
Non solo, può essere un modo per entrare in contatto con altri blogger o costruire relazioni collaborative. In ogni caso sono risorse che forniamo a chi legge, a tutto vantaggio della qualità nostro blog.

Stesso discorso per quanto riguarda linkare articoli interni al blog. Anche in questo caso ha una valenza in termini SEO, ma soprattutto migliora la navigazione tra i post e suggerisce la lettura di altri argomenti.

Letture consigliate
SEO: link in uscita, l’importanza di linkare fonti e siti importanti
Link building (in inglese)
Come fare link building nel 2013
Link building: aumentare e qualificare i link in entrata sul tuo sito web
Link Building, ancora valida

Siamo alla fine di questa lunga digressione su come ottimizzare i testi di un blog. Spero di essere stato utile e in caso di dubbi proverò a chiarirli approfondendo ogni singolo argomento, basta lasciare un commento.

Ottimizzare le immagini dei post

Con il post web design for dummies ho voluto dare qualche suggerimento per realizzare un buon layout web. I dieci argomenti trattati andrebbero presi in esame singolarmente vista la loro importanza, cosa che intendo fare poco alla volta con una serie di articoli.
Inizierò parlando della gestione delle immagini da inserire nei nostri post.

Ottimizzare le immagini dei post

Perché è importante farlo? L’adeguata preparazione delle immagini da usare nei nostri post, ma anche in widget, banner e loghi, è utile per due motivi fondamentali.
Si evitano rallentamenti nella visualizzazione delle pagine e si aiuta il blog nell’indicizzazione sui motori di ricerca.

Ottimizzare le immagini dei post
Fonte: pixabay.com

1) Le dimensioni contano.

Il primo aspetto è direttamente correlato alle dimensioni delle immagini utilizzate.
Più Kilobyte = maggiore lentezza nel caricare il blog = aumento dei visitatori che lo abbandoneranno.
In genere bisognerebbe ottimizzare le immagini portandole ad un massimo di 30 Kb.
Per ridurre dimensioni e peso si possono utilizzare appositi software come GIMP o Photoshop. In alternativa, se non si è pratici di grafica, ci sono ottimi servizi online gratuiti:

2) Che nome dare alle immagini?

Molto spesso, per la fretta o per distrazione, tendiamo a caricare foto con i nomi di default assegnati dalle digitali (parlo al plurale perché ammetto di aver fatto spesso questo errore, anche di recente).
Grave mancanza perché il nome ha la sua importanza in ottica SEO.

Utilizzando termini appropriati è possibile ottenere una buona indicizzazione su Google Images con i benefici che ne conseguono: crescita delle visite e aumento della popolarità del blog, migliore indicizzazione dei contenuti su Google.

Evitiamo quindi immagine1.jpg o DSCN1592.png  rinominandoli con termini che descrivano quanto fotografato, che siano correlati al testo del post e che abbiano almeno una keyword. Attenti a non eccedere, il nome deve essere di 4/5 parole al massimo separate dal trattino e non dal’ underscore o, peggio, dal fastidioso %20
Es: ottimizzare-immagini-blog.jpg invece di ottimizzare%20immagini%20blog.jpg
Ottimizzare le immagini. Formato PNG

3) Il formato adatto

In questo caso le opzioni sono ridotte a due: png e jpg. Formati compressi che mantengono una qualità accettabile, meglio ancora se sono realizzati in formato progressivo. Il caricamento dell’immagine avviene gradualmente, partendo dal livello di qualità più basso.
Evitate assolutamente le Gif animate! Appesantiscono e obiettivamente sono un po’ pacchiane.

4) Tag Alt

Alt per Alternative, perché deve fornire una descrizione testuale al browser qualora non riuscisse a caricare l’immagine. Viene letta dai motori di ricerca, per questo valgono i concetti espressi per la scelta del nome: attinenza con il tema della foto e presenza di keywords, ovviamente senza esagerare o inserirle sotto forma di elenco.

Il tag deve avere un senso logico, ecco perché è necessario usare una terminologia chiara e precisa.

Google lo utilizza per facilitare l’indicizzazione delle immagini, con i benefici che ne conseguono (vedi quanto già scritto nel paragrafo Che nome dare alle immagini?)

<img src=”vacanza-roma.jpg” alt="Colosseo Roma" > </img>

5) Tag Title

Importante per l’usabilità dei siti, un po’ meno in ambiente SEO, ma visto che ci siamo è meglio configurare anche questo parametro. In linea di massima è applicabile quanto scritto per il Tag Alt, anche se il risultato sarà di visualizzare un pop-up informativo al passaggio del cursore del mouse sull’immagine.

Attributi

Più che un suggerimento è un riepilogo dei principali attributi del tag IMG da inserire quando decidiamo di ottimizzare le immagini.

  •  SRC è un parametro obbligatorio perché indica la posizione dell’immagine.
  • ALIGN specifica l’allineamento dell’immagine rispetto al testo adiacente e può avere i parametri Top, Middle, Bottom (sopra, in mezzo e sotto)
  • ALT permette di visualizzare un testo alternativo quando l’immagine non viene caricata.
  • TITLE fa visualizzare una finestra d’informazione al passaggio del cursore sull’immagine.
  • WIDTH è la larghezza dell’immagine.
  • HEIGHT è l’altezza dell’immagine.

Per una lettura più approfondita sugli attributi suggerisco un interessante post di Gdesign.

Responsive design. Consigli utili, plugin e tutorial.

Da quando iniziai ad occuparmi di web design capitava di scontrarmi con problematiche di tutti i tipi, spesso complesse e di difficile risoluzione. Tra queste una è divenne ben presto un vero e proprio incubo: l’ottimizzazione dei siti per le differenti risoluzioni dei monitor. Un problema correlato all’incompatibilità tra i browser, allora apparentemente di difficile risoluzione visto che in quegli anni c’era Internet Explorer da una parte e poca concorrenza dall’altra. Una situazione evolutasi con il passare degli anni, ma mai completamente risolta.

Quando iniziò la diffusione dei dispositivi di telefonia mobile in grado di connettersi ad internet, gli sviluppatori si orientarono sulla realizzazione di due versioni dello stesso sito, da usare per la visualizzazione sui computer desktop e sui cellulari. Un escamotage che consentiva di raggiungere lo scopo, pur presentando degli evidenti limiti.

Non solo per il dover fare un doppio lavoro, con conseguente aumento dei costi di produzione e di gestione, ma anche per la necessità di avere due differenti indirizzi url a cui connettersi, uno per ogni versione.

Responsive Design Devices Icon
Source:Cssauthor

Responsive Design

Internet e la tecnologia sono però in continua evoluzione e l’aumento costante di nuovi dispositivi mobili, usati per la navigazione su internet, ha nuovamente posto all’attenzione degli addetti ai lavori il problema della compatibilità. La soluzione adottata, diventata un vero e proprio standard, si chiama Responsive Design.

Con Responsive Design indichiamo quell’approccio per il quale la progettazione e lo sviluppo di un sito dovrebbero adattarsi al comportamento e all’ambiente dell’utente in base a fattori come le dimensioni dello schermo, la piattaforma e l’orientamento del device. La pratica consiste in un mix di griglie, layout e immagini flessibili, più un uso accorto delle media queries CSS.

Kayla Knight per Smashing Magazine

In questo caso si realizza una sola versione del sito web, perché tutte le informazioni che ci interessano sono contenute all’interno dei fogli di stile (CSS). A seconda del tipo di risoluzione in uso sul nostro dispositivo, il layout si adatterà alla larghezza dello schermo, gli elementi verranno riposizionati in base alla necessità ed i contenuti formattati per fornire una visualizzazione ottimale.

Responsive design per i tabletI vantaggi che è possibile ottenere con il Responsive Design sono numerosi:

  • il progetto da mettere online sarà uno soltanto,
  • la navigazione sarà corretta per desktop, tablet, smartphone, iPad, Iphone,
  • una migliore e più veloce navigazione delle pagine web,
  • i siti avranno un indubbio aumento dei visitatori,
  • la fruizione delle informazioni sarà sempre disponibile, in qualsiasi momento e in qualsiasi posto.

Ecco spiegati, in breve, i motivi che hanno contribuito alla diffusione del tecniche responsive, sempre più diffuse tra i professionisti del settore.

Con questa breve introduzione tengo a battesimo una nuova sezione del blog che si occuperà di plugin e tutorial sul responsive design. Per cominciare vi suggerisco la lettura di tre articoli scritti per Italian Web Design.

Slider responsive tridimensionale con Slicebox

Viewport Resize, tool per testare il responsive design

10 migliori plugin per slideshow responsive gratuite con jQuery

Registrare domini web

Nei precedenti post ho preso in esame i fattori che contribuiscono a realizzare un sito di successo e suggerito le linee guida da seguire nella fase di progettazione di struttura, aspetto grafico e layout che dovrà avere. A questo punto non dobbiamo far altro che metterlo online, ecco perché è importante avere le idee chiare su cos’è un hosting.
L’ultimo punto da chiarire riguarda come registrare domini web.

Registrare domini web

COS’È UN DOMINIO

È un vero e proprio indirizzo che identifica un sito, composto da un nome ed una estensione. Il primo lo decidiamo noi, mentre l’estensione va scelta tra quelle attualmente disponibili (.it, .net. .com, .org, .biz. .tv per citare le più note).
Esistono domini di tre livelli (in realtà è previsto anche un quarto, poco diffuso).

  • Il primo è dato dall’estensione .it/.com/.org e via dicendo.
  • Mi chiamo Mario Rossi e decido di mettere online il mio sito personale, optando per il nome mariorossi.com. Questo è un dominio di secondo livello.
  • Il terzo livello potrebbe essere blog.mariorossi.com. In questo caso si parla anche di sotto dominio, quello solitamente utilizzato da chi offre spazio web gratuito.

Registrare domini web

Equivale dunque alla creazione dei nomi che identificheranno i nostri siti. È possibile registrare domini web attraverso tre differenti procedure.
La prima consiste nel contattare direttamente la Registration Authority di competenza (ogni nazione ne ha una) e seguire tutte le procedure del caso. Una scelta non adatta a chi ha poca esperienza in questo settore.

Registrazione tramite web agency ovvero tramite società che forniscono pacchetti completi, che vanno dalla realizzazione del sito o portale alla successiva messa online. In questo caso procedure e scelta delle caratteristiche tecniche necessarie sono a loro carico. Un consistente risparmio di tempo ed energie, utile per i professionisti o le grandi aziende che non hanno competenza in materia di programmazione web. Tutto questo comporta però dei costi elevati.

Registrare domini web tramite Hosting/Mantainer. Soluzione adottata da chi vuol realizzare da sé un sito, per due motivi fondamentali. È la modalità più semplice e veloce, in quanto gran parte delle pratiche per la prima registrazione sono a cura del Mantainer.
La seconda, importantissima, è che assieme al nome di dominio possiamo optare per l’acquisto di spazio web e di servizi aggiuntivi. Rivolgersi ad un unica società che si occupa di entrambi le cose consente di risparmiare tempo e fatica.
Vista la notevole concorrenza i costi sono quasi sempre contenuti, salvo avere particolari necessità.