Alberto Verdugo. Horror, dark lady e fantasy

Donne sexy e poco vestite, accattivanti panorami fantasy arricchiti da numerosi elementi horror. Sono i temi ricorrenti nelle opere del digital artist messicano conosciuto con lo pseudonimo Maniatyco.

Alberto “Maniatyco” Verdugo nasce nel 1983 a Ensenada Baja California, in Messico.

La produzione di questo giovane artista digitale è caratterizzata da una forte componente dark, come dimostrano le ambientazioni ricche di corvi, croci, paesaggi nebbiosi, esseri alati e personaggi che strizzano l’occhio alla classica filmografia horror.

Alberto Verdugo
Zombi
Alberto Verdugo
De Corazones

Sfondi inquietanti e oscuri (abilmente creati grazie a un sapiente lavoro con Photoshop) sui quali spiccano provocanti figure femminili, dalle forme procaci e dall’abbigliamento sexy. Donne dal fascino gotico ed enigmatico che sembrano incarnare l’ideale della dak lady.

Alberto Verdugo

Alberto Verdugo
One Gun
Alberto Verdugo
Burlesque angel

Alberto Verdugo e le donne

Non solo gotiche e ambigue, ma anche ricche di ironia e disincanto, quasi a far da contraltare agli scenari “de paura” che le circondano. L’elemento femminile sembra farla da padrone, ma non è l’unico mezzo utilizzato da Maniatyco per raccontare le proprie inquietudini.

Non mancano le figure maschili. A volte incerte e innocenti, a volte dai tratti spaventosi e demoniaci. Per certi versi meno accattivanti, ma sempre dal forte impatto visivo ed emotivo.

Una cosa è certa, Alberto “Maniatyco” Verdugo si racconta attraverso le immagini e la loro manipolazione digitale.

Un artista che merita di essere seguito.

Alberto Verdugo

Alberto Verdugo
RIP

Alberto “Maniatyco” Verdugo su 

Facebook
Deviant art

Tang Yau Hoong e la tecnica dello spazio negativo

Tang Yau Hoong, la tecnica dello spazio negativo e il fragile inganno in ciò che vediamo. Le illustrazioni semplici e coinvolgenti di un giovane designer freelance malese.

L’artista digitale di oggi arriva da molto lontano, da Kuala Lumpur in Malesia. Classe 1984, nel 2007 decide di non seguire più la carriera da ingegnere per dedicarsi, anima e corpo, alla grafica e al design. Come freelance ha lavorato per aziende di tutto il mondo, in settori differenti da quello editoriale alla pubblicità, realizzazione di t-shirt, poster, copertina di libro e molto altro ancora.

Tang Yau Hoong - Little Red Riding Hood
Tang Yau Hoong – Little Red Riding Hood

Tang Yau Hoong

Da qualche anno sembra voler concedere maggiore spazio alle illustrazioni, affinando la tecnica dello spazio negativo. Grazie a essa Tang Yau Hoong regala illustrazioni a tratti surreali, per certi versi evocative, e ricche di magiche illusioni.

“Mi piace giocare con le illusioni ottiche anche per chiedersi quanto possiamo credere in ciò che vediamo. Voglio comunicare un messaggio con le immagini e provocare un’emozione in chi guarda”

Difficile restare impassibili di fronte a tanta bravura. Quello che colpisce è l’estrema semplicità delle sue opere, le potremmo definire minimal, volte ad esprimere concetti e messaggi ina maniera chiara e precisa.

Tang Yau Hoong: Moustacheville
Tang Yau Hoong: Moustacheville
Tang Yau Hoong: Eco Friendly
Tang Yau Hoong: Eco Friendly

 

Tang Yau Hoong - Neighborhood Irrigation
Tang Yau Hoong – Neighborhood Irrigation

Tang Yau Hoong nel web

Sito ufficiale – Tumblr  – Behance

 

Fonte: Holly and Paul

Ryohei Hase. Incubi e animali antropomorfi

Laurea presso la Tama Art University di Tokyo e quattro anni di esperienza nel settore dei videogame con la Bandai Namoc sono il background di Ryohei Hase. Attualmente lavora come illustratore freelance, in particolare nel settore discografico (realizza l’artwork per band giapponesi) e con aziende internazionali.

Ryohei Hase e il digital painting

Ryohei Hase

Quello di Ryohei Hase è uno stile iperrealista che non passa inosservato. Caratterizzato da dettagli curati, scenari complessi, forme e composizioni surreali, crude e a tratti angoscianti. Per farlo fonde pittura, illustrazioni, disegno a mano libera e Photoshop.

I lavori hanno un impatto visivo forte e colpiscono come un pugno in faccia, lasciando una sensazione di disagio per la loro stranezza. Verrebbe da chiedere quanto siano agitati i sonni dell’artista per produrre incubi di questo livello. In realtà credo che molto dipenda dal passato nei videogame e dalla tendenza nipponica nel creare figure iconoclaste sui generis.

Le opere in più punti mi hanno ricordato il grande H.R. Giger e Hieronymus Bosch, artisti che Ryohei Hase riconosce come sue fonti d’ispirazione. Il tutto visto secondo secondo l’ottica dei film d’animazione giapponese, carichi di atmosfere steam-punk, ambientazioni (de)cadenti e soggetti piuttosto inquietanti.Ryohei Hase

Ho apprezzato fin da subito questo artista, sarà che le tematiche gotiche e oscure mi affascinano immediatamente e poi diciamolo, disegna davvero bene. La scelta di parlarne è stata dunque casuale, solo successivamente mi sono accorto di una sorta di trait d’union con Zdzisław Beksinski citato qualche settimana fa.

I meandri oscuri della mente e le insicurezze dell’uomo raccontate attraverso tavole che, in più di una occasione, superano un dipinto a olio per precisione e accuratezza dei dettagli.

Ryohei HaseRyohei HaseRyohei HaseRyohei HaseRyohei Hase

Ryohei Hase

Ryohei HaseRyohei Hase

Ryohei Hase nel web

Zdzislaw Beksinski e gli incubi che diventano arte.

Fotografo di successo nella Polonia comunista, non ha mai disdegnato l’uso di plastica e metallo durante le estemporanee sortite nel mondo della scultura. Per sette anni, in quello che lui stesso definisce periodo barocco, Zdzislaw Beksinski ha una carriera di tutto rispetto, vincendo numerosi premi e ricevendo riconoscimenti anche fuori dai confini nazionali.

Uno stile particolare, atipico per quegli anni, caratterizza i suoi scatti.

Volti bendati, paesaggi desolati e tetri, persone delle quali non si vede mai il viso, vengono impresse nella pellicola, quasi a voler trasferire il profondo senso di smarrimento e inquietudine che da sempre alberga nell’animo dell’artista polacco.

Zdzislaw BeksinskiNel 1970 arriva la svolta, a causa di quella che sarà la prima di una serie di tragedie che negli anni a venire lo colpiranno. Attraversando in auto un passaggio a livello incustodito, Zdzislaw Beksinski viene travolto da un treno in transito, restando in coma per tre settimane.

Nonostante il ritorno a una parvenza di normalità, grazie al calore familiare e all’amore di moglie e figlio, la sua visione artistica diverrà ancora più cupa e oscura.

Fotografia e scultura vengono messe da parte a favore di tele e pennelli.

Ha inizio quello che lui stesso definisce il periodo gotico, nel quale il filtro che teneva distante sogno e realtà è andato completamente perso. Ora tutto si fonde in un unico incubo, difficile da spiegare perché allo stesso tempo è parte della sua realtà.

Dipingere è una valvola di sfogo e l’unico modo per potersi esprimere.

Zdzislaw Beksinski

Zdzislaw Beksinski

Zdzislaw-Beksinski-03

Come dicevo, le sciagure non hanno mai abbondato Zdzislaw Beksinski, segnando prepotentemente il corso della sua vita.
Fino all’ultimo giorno!
Nel 1988 muore la moglie e un anno più tardi, la vigilia di Natale, suo figlio si suicida.

Zdzislaw Beksinski precipita in un profondo stato di depressione che lo porterà a non uscire più di casa, isolandosi sempre di più dalla società e dal mondo, nonostante le sue opere riscuotano notevoli consensi soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti. Negli ultimi anni di vita si dedicò anche alla fotografia digitale, realizzando fotomontaggi di vario genere.

Zdzislaw Beksinski

Zdzislaw-Beksinski-05

Zdzislaw-Beksinski-06

 

Zdzislaw Beksinski

Il 2 Febbraio 2005 viene assassinato dal figlio del suo maggiordomo che metterà fine alla sua vita con diciassette coltellate.

http://www.beksinski.pl/

Curiosità

Zdzislaw Beksinski seguiva un preciso rituale prima di dipingere. La tela veniva posta orizzontalmente su di un tavolo, lui restava in piedi e nella stanza doveva esserci sempre musica, preferibilmente classica.

L’artista polacco, inoltre, non ha mai dato un titolo alle sue opere.

Wanted Melody. Western e peni.

Un arrogante cowboy innamorato di una Diva e alle prese con avventure di ogni tipo. Un selvaggio West sui generis perché i protagonisti del corto animato sono dei peni.

Wanted Melody - The willies

Wanted Melody non è un cortometraggio del cazzo.

Quello che allo spettatore distratto potrebbe sembrare un progetto goliardico e “cazzaro” (termine romano più che indicato in questo caso) è in realtà un lavoro durato oltre un anno e che ha visto impegnati tre giovani ex allievi Supinfocom, Scuola Superiore d’Animazione in Computer Grafica.

Paul Jaulmes (Rendering: set, illuminazione, texturing), Boris Croisé (Animazione, Fx: movimento, fumo, esplosioni, spruzzi), Guillaume Cunis (Animazione, Setup: articolazione dei caratteri) con Wanted Melody hanno voluto realizzare un cortometraggio pilota per far conoscere e lanciare la loro idea.
Realizzare una web series animata intitolata The Willies, dal nome del protagonista, sfruttando il processo collaborativo del crowdfunding.

wanted melody - saloon

Idea folle e azzardata?

I risultati ottenuti dicono il contrario. La diffusione sul web è in costante crescita, merito anche dei numerosi riconoscimenti ricevuti da Wanted Melody.
Tra questi vanno assolutamente citati:

  • SIGGRAPH 2012 / Los Angeles (Stati Uniti).
  • The Sapporo International Short Film Festival 2012 / Sapporo (Giappone).
  • Anima Mundi 2012 / Rio de Janeiro (Brasile).
  • Festival du cinéma européen de Lille 2012 / Lille Francia).
  • Anim’est International Animation Film Festival 2012 / Bucarest (Romania).
  • Rencontres Henri Langlois 2012 – Festival international des écoles de cinéma / Poitiers (Francia).
  • 35ème Festival International du court-métrage 2013 / Clermont-Ferrand (Francia).

Purtroppo tutto questo non è bastato per ottenere il risultato sperato: raggiungere gli 85.000€ necessari per produrre la serie. Evidentemente il tanto osannato crowdfunding non è la strada idonea e in Europa siamo ancora scettici nei confronti di questi sistemi.

È un peccato perché Wanted Melody merita davvero.

Disegni splendidi e animazioni fatta a regola d’arte accompagnano una forte dose d’ironia e istrionismo mai volgare, nonostante la particolarità dei personaggi. Non resta che sperare in un colpo di fortuna e in una svolta positiva che non faccia morire definitivamente questo simpatico progetto.

Nel frattempo godetevi lo spettacolo

Wanted Melody from Wanted Melody on Vimeo.

SCHEDA
Titolo originale
: Wanted Melody.
Autori: Paul Jaulmes, Boris Croise, Guillaume Cunis.
Produzione: Supinfocom.
Data: 06/01/2011
Paese: Francia
Genere: animazione
Durata: 6

Potete seguire il progetto sul loro sito  o sulla pagina per il contributo  e ovviamente su Facebook 

wantedmelody-indianwantedmelody-tramontowantedmelody-train

Ben Frost. Pop art e patatine

Modificare, personalizzare e dissacrare. Tre punti fermi per creare qualcosa di nuovo e visivamente dirompente.

Ben Frost e la pop art. Una visione personale

La definizione di artista fuori dagli schemi calza a pennello, a giudicare dal background che spazia tra pop-art, graffiti, mash-up e collage. Idee, immagini, colori si fondono in un caleidoscopico ensemble che regala dipinti irriverenti, omaggio per quella corrente artistica tra le più celebrate nel XX secolo.

ben frost bunnysuit

Dipingere per criticare gli aspetti negativi della nostra cultura e del vivere quotidiano, rivisitando loghi e personaggi noti attraverso la realizzazione di collage realistici, arricchiti da un tocco vintage e fumettistico.

In giro per il mondo da ormai dodici anni, le esposizioni di Frost non mancano mai di far clamore e innescare polemiche, basti pensare alla mostra in Australia del 2000 nella quale inscenò la sua morte. Per gli inviti alla personale, chiamata manco a dirlo Ben Frost è morto, il performer scelse di pubblicare annunci funerari sui maggiori tabloid australiani.

Come non citare il caso emblematico del dipinto White Children Playing in the Late 1900s, nel quale sono raffigurati due ragazzini. Uno con in mano un cucchiaio contenente droga, l’altra inginocchiata ed intenta a scaldarlo usando un accendino. Sullo sfondo un grosso aereo punta i due adolescenti dando l’impressione di essere prossimo a schiantarsi.
Un manifesto dichiaratamente anti droga, ma talmente forte da scatenare l’ira di un aggressore mascherato che lo deturpò durante una mostra all’Istituto d’Arte Moderna di Brisbane.

Non mancano nemmeno i casi di intervento delle forze dell’ordine per rimuovere le sue opere.

ben frost eye of the tiger

ben frost giggity

 

Ben Frost eat this

 

Ben Frost’s – See Inside Box for Details

Sto usando i loghi ed elementi di design della confezione del prodotto da molti anni e mi sembrava una naturale evoluzione iniziare a dipingere direttamente sulla confezione. Introdurre elementi sovversivi all’interno di ciò che già esiste come un oggetto.

Sono le parole dello stesso Frost a chiarire il concept alla base di See Inside Box for Details, una rivisitazione critica e sarcastica di pubblicità e brand che ben conosciamo. Attaccare consumismo e capitalismo partendo dall’interno, da quelle immagini oramai assimilate e metabolizzate dai consumatori, al punto di diventare parte integrante della vita quotidiana.

Ben Frost Nesquik cropped

Ben Frost sul web

Francesco Mai. Arte digitale e sculture aliene

francesco mai sculture alieneIl passato da biologo è sicuramente alla base del particolare stile creativo sviluppato dal milanese Francesco Mai, classe 1972.

Lo si nota nelle forme e nei materiali usati dall’artista e nella passione per la natura raccontata attraverso un’ottica differente, quale potrebbe essere quella di chi vive in un mondo extraterrestre.

 

Digital Alien Sculptures

Organismi con strutture differenti, apparentemente composte da minerali cristallizzati o da strutture metalliche, e dalle forme astratte tanto da apparire surreali. Attraverso intriganti giochi di luce ai quali si combinano molteplici gradazioni di colore, queste cyber sculture prendono vita, mostrando un senso di reale e di tangibile.

Intriganti giochi di luce si combinano con molteplici gradazioni di colore, riuscendo a donare un senso di vivo e di tangibile a queste cyber sculture, come solo l’uso sapiente della computer grafica è in grado di fare.

Francesco Mai sculture aliene

Le composizioni vengono realizzate attraverso un lungo e paziente lavoro di rendering ad alta risoluzione (14.000 x 10.000 pixel circa), per aumentare i contrasti ed evidenziare i dettagli. Le opere, stampate con la tecnologia Lambda nelle dimensioni 160cm x 120 cm e a 250 DPI di risoluzione, vengono vendute nello studio e nella galleria dell’artista.

Se siete patiti di arte digitale e volete conoscere meglio Francesco Mai, le tecniche che utilizza e il suo approccio a questo mondo, o siete attratti da tutto ciò che è rendering e modellazione 3D vi suggerisco la lettura di questa intervista.

Francesco Mai nel web
Sito ufficiale – Galleria immagini

Marcin Owczarek e La Manipolazione Digitale

Marcin Owczarek - GMO Triptych
“GMO”, Triptych, 60x210cm ,Lier, 2012-2013

Gli studi iniziati a vent’anni presso il College of Photography di Breslavia, sono la logica conseguenza di una passione che nel polacco Marcin Owczarek è nata in giovane età. Una laurea a pieni voti e la menzione d’onore per la sua tesi conclusiva, Brave New World, finiscono per trasformare questa attitudine in una vera e propria carriera. Per il ventottenne di Wroclaw è fondamentale osservare quanto le nuove tecnologie siano in grado di influenzare i comportamenti e le abitudini delle persone, interagendo con l’ambiente che le circonda.

 La manipolazione digitale

L’introduzione di elementi apparentemente disomogenei trasforma ogni scatto in un collage di contrasti, dubbi, emozioni che danno vita ad ambientazioni oscure e cariche d’angoscia, tipiche delle produzioni cinematografiche che raccontano catastrofismi di varia natura o scenari post nucleari. A dire il vero le composizioni che Marcin Owczarek chiama La manipolazione digitale ricordano molto anche la grafica di molte band dark/gothic/industrial.
Immagini dal fascino ambiguo ed inquietante che lasciano un’avvolgente sensazione di ansia e disorientamento.

Marcin Owczarek - Urlo middle part
Urlo middle part
MARCIN OWCZAREK - BLEEDING
‘BLEEDING’, 60x60cm, Lier, 2012
MARCIN OWCZAREK - ONE HUNDRED YEARS OF SOLITUDE
‘ONE HUNDRED YEARS OF SOLITUDE’ ©2013, 60x60cm, Lier, 2013

La tecnica utilizzata è semplice quanto efficace e parte con la realizzazione su carta dello schizzo dell’opera finita, per avere una visione d’insieme. Successivamente Marcin si sposta al computer elaborando la foto scelta come base, nella quale andranno inseriti i singoli elementi, in alcuni casi anche centinaia di fotografie.

Sito ufficiale
http://marcinowczarek.wix.com

Altri link

Marcin Owczarek su Behance

Marcin Owczarek su Facebook

Marcin Owczarek su Blogspot

MARCIN OWCZAREK - THE TRIAL
‘THE TRIAL’, 70X170cm, Lier, 2013

Fonte: Fluster Magazine
Fonte immagini:
 http://marcinowczarek.blogspot.it

 

Adi Gilbert e 99 Seconds

adi gilbert profile bmxDirettamente da Bristol (Inghilterra) un illustratore e designer che va matto per le motociclette, lo skate e le bici BMX. Passioni che caratterizzano anche il suo lavoro, vista la collaborazione con il magazine Sideburn e la realizzazione dei manifesti per Dirt Quake e Rollerburn (importanti eventi di settore).
La formazione del designer inglese è fortemente influenzata dall’arte di skater e writer, ma anche dall’interesse per i manifesti, pubblicitari e di propaganda, degli anni ’40 e ’50.

Un insieme di caratteristiche che emerge nelle sue opere assieme all’evidente propensione per il mondo del fumetto. Per Gilbert è fondamentale poter miscelare il disegno tradizionale con le moderne tecniche digitali, ecco perché l’ambientazione vintage, il cardine dei suoi lavori, riesce ad arricchirsi di colori accesi e linee sporche.

 Profile Elite Crank

Adi Gilbert - Rollerburn

Basta avere uno scanner e Photoshop ed ecco che il Mac e Tablet prendono ad interagire con colori e matite.

L’attività di illustratore e designer ha inizio nel 2000 e a tutt’oggi conta collaborazioni con nomi di un certo calibro quali Nokia, Microsoft, Computer Arts Magazine, MTV tanto per citarne qualcuno.

Sul sito 99 Seconds è possibile visionare i suoi lavori, le collaborazioni e seguire il suo blog.

Se quanto letto e visto fino ad ora ha stuzzicato la vostra curiosità, vi suggerisco la lettura di questo interessante tutorial che ci aiuta a comprendere le tecniche utilizzate da Adi Gilbert.

http://www.digitalartsonline.co.uk/tutorials/photoshop/combine-real-digital-brushes

FonteChopcult
Fonte immagini: 99 Seconds

Anton Semenov e la digital art

Illustratore e designer pubblicitario russo, precisamente di Bratsk, classe 1982. Si avvicina al mondo della grafica digitale nel 2007, facendosi notare fin da subito per le sue opere decisamente particolari. Per qualcuno forse anche inquietanti vista la forte componente dark e horror che caratterizza ogni sua tavola.
I disegni sono la rappresentazione visiva del mondo che ci circonda.
Il mondo intorno a noi è pieno di cose, io sto cercando di vederle da angolazioni diverse, per usarle come base per i miei lavori”.

Anton Semenov

Snowman

Verrebbe da chiedersi in che mondo viva il giovane artista digitale, ma superato l’iniziale stupore per questa personale visione delle cose, non si può che restare piacevolmente colpiti. Surrealismo prima di tutto e una cura maniacale dei dettagli, a rendere affascinanti i personaggi e le ambientazioni create. Malinconici e tristi i primi, cupe ed oscure le seconde.

Anton Semenov, aka Gloom82, disegna interamente in digitale tramite tavoletta grafica Genius WizardPen e Adobe Photoshop. Poco conosciuto in Italia, ha un gran seguito sul web e le cifre lo dimostrano: il suo spazio su DeviantArt ha ben 8.000 follower.

E’ possibile visionare le sue opere anche su Behance e sul suo aggiornatissimo blog http://gloom82.livejournal.com/